Fonti – Agiografia

San Mamete, scrive F. Halkin, recensendo la monografia dedicata al santo da A. Hadjinicolaou-Marava nel 1953, è uno dei santi più popolari dell’Oriente bizantino. Lo studio della sua vita e del suo culto interessa la storia, l’archeologia, la patristica, il folklore, la storia dell’arte.
Quando nel 1737 J. Pinius si occupò di Mamete (Acta SS. Augusti, III), redasse il suo pure eccellente Commentarius Praevius utilizzando le fonti allora note, innanzitutto i panegirici di san Basilio e di san Gregorio di Nazianzo, oltre ad alcune recensioni della passio, tra cui quella latina, redatta da Goffredo di Langres nel sec. XII. Dopo di allora, però, sono stati reperiti molti testi greci e orientali, oltre ad altre recensioni della medesima passio e tra esse la più antica (forse del sec. IV), detta “enciclica” dalla sua forma di circolare di tre vescovi a tutta la cristianità.

F. Halkin rileva che se Pinius dovesse ripetere oggi il suo lavoro, non potrebbe fare a meno di radunare in un previo dossier agiografico tutti i testi relativi alla vita e al culto di Mamete, preliminare indispensabile che fornirebbe la base per ulteriori ricerche. La Hadjinicolaou-Marava non poteva lanciarsi in quest’impresa, egli soggiunse, ma ha compiuto un lavoro meritorio elencando e analizzando, nel I cap. della sua opera, gran parte delle fonti. Utilizzando pertanto questo lavoro e integrandolo per le omissioni, ecco in ordine cronologico i documenti relativi a Mamete.

a) due omelie rispettivamente di san Basilio ([BHG, II, p. 73, n. 1020], in PG, XXXI, coll. 589-600) e di san Gregorio di Nazianzo ([ibid., n.1021], ibid. XXXVI, coll. 608-22): sono le fonti più antiche e attendibili. Quella di Basilio è tutta intera un panegirico del santo, recitato nella basilica a lui dedicata a Cesarea; quella di Gregorio, invece, è una celebrazione della nuova domenica (la domenica in albis), in cui il grande teologo celebra il rinnovamento apportato dalla Redenzione. L’averla tenuta, secondo Niceta Serronio, nel tempio dedicato a Mamete, presso Nazianzo, forse intorno al 383, gli offrì lo spunto per inserirvi, verso la fine, un breve elogio di lui.
b) la passio a forma di “enciclica”, messa sotto i nomi dei vescovi Euprepio, Cratone e Perigene (BHL, Suppl., p. 205, n. 5191d) e risalente forse al secolo IV. Ci è pervenuta in traduzione latina, essendo andato perduto l’originale greco denunziato dai pretesi autori ed è stata pubblicata da H. Delehaye, in Anal. Boll., LVIII (1940), pp. 126-41.c) Una Vita anonima premetafrastica (BHG, II, p. 72, n.1019), ancora inedita, conservata in molti mss. di cui alcuni del sec. X.
d) Un rimaneggiamento cipriota di essa, pubblicato recentemente da N. Kléridès ( , XV, 1951 [1952], pp. 125-37).
e) Una passio metrica di Valafrido Strabone ([BHL, II, p. 771, n.5197], in PL, CXIV, coll. 1047-62), il quale è anche autore di un Inno in onore di Mamete (ibid., col. 1062).
f) La metafrasi di Simeone Logoteta (BHG, II, p. 72, n. 1018).
g) Una Vita composta, utilizzando alcune delle precedenti fonti, dal vescovo di Langres, Goffredo (m.1164) ed. in Acta SS., dal Pinius (BHL, II, p. 771, n. 5198).
h) Recensioni siriache e armene della passio premetafrastica ([BHO, pp. 132-33, nn. 589-92], edd. da Bedjan, AMS, II, pp. 1-5; 6-8; 431-45; VI, pp. 445-58).

Esistono poi recensioni varie della passio premetafrastica sia latine sia greche (BHL, II, p.771, nn. 5192-96; BHG, II, pp. 72-73, nn. 1019a-1019q e 1017z, relativa quest’ultima ad un frammento papiraceo di essa, del sec. V-VI).
Data la diffusione vastissima del culto di Mamete, i testi delle varie passiones ci sono pervenuti in moltissimi mss.(cf. per un’idea approssimativa negli indices degli Anal. Boll. i nn. relativi ai vari cataloghi di mss. sub voce Mamas). Purtroppo la passio in tutte le sue recensioni non è che un groviglio di episodi fantastici da cui non si può trarre nemmeno un solo dato storico. L’agiografo anonimo che nella recensione “enciclica” si camuffa sotto i nomi di tre vescovi sconosciuti o quasi (v. H. Delehaye, in Anal. Boll., p.127) e quanti altri variarono la passio non attinsero da una valida tradizione. L’imperatore Aureliano, il conte Claudio, il preside Alessandro non sono che delle comparse in un dramma di fantasia. Il vescovo Taumasio è totalmente sconosciuto, come pure i soldati compagni di martirio di Mamete: Abdan, Dan, Niceforo, Milezio, Romano, Didimo, Secondino e Prisco.

Benedetto Cignitti
(estratto da Bibliotheca Sanctorum, vol. VIII, coll. 592-595)