La nostra chiesetta di san Mamete

La chiesetta di San Mamete

  La chiesetta di San Mamete

La chiesetta di San Mamete, edificata intorno al 1000, era posta come luogo "votivo" su una strada romana, in una zona ricca di fontanili. Essa rappresentava, per i pellegrini e i soldati che vi transitavano, una meta di sicuro ristoro fisico e spirituale, nonché di scambi culturali e commerciali. Oggi è inglobata nel quartiere milanese della Bovisasca e dipende dalla parrocchia di San Filippo Neri.

La cappella ha una pianta molto semplice, a sala con abside sul fondo. Il corpo verso sud, adibito a sagrestia, è una chiara aggiunta posteriore. Anche la facciata a capanna presenta elementi non originari, riconoscibili nella porta di ingresso, sottolineata da profili in pietra, e nella lunetta ogivale che la sovrasta, risalenti al Settecento.

A garantire l'origine romanica del complesso resta, sulla parete nord, un finestrino ogivale strombato, ora cieco, con decorazioni floreali stilizzate su fondo bianco. Sulla stessa parete, all'interno della chiesa sono visibili affreschi molto arcaici, di foggia ancora bizantineggiante: in alto è dipinta la visitazione di Maria a Elisabetta; di non agevole decifrazione è invece il soggetto della parte sottostante, dove si notano soltanto alcune figure in posa frontale, una delle quali indossa un copricapo femminile con il velo. Accanto, ben conservata, la figura intera di san Mamete, con vesti classiche, richiamanti il mondo militare greco-bizantino. Il volto del Santo appare severo e protettivo al tempo stesso ed è racchiuso e illuminato da un'aureola a raggiera.

A lato del Santo, sempre sulla parete nord, si trova poi, in precario stato di conservazione, una splendida natività di scuola se non di mano luinesca, da cui traspare il volto spirituale e dolcissimo di Maria e il corpo adagiato e armonioso del Bambino Gesù. Purtroppo il volto di san Giuseppe, irreparabilmente compromesso, è stato ritoccato, poco dopo la scoperta degli affreschi, dal pittore Carlo Cocquio, che nel 1945 intraprese la pittura del semicatino absidale della chiesa parrocchiale di Santa Giustina in Affori, raffigurante la SS. Trinità adorata da uno stuolo di spiriti angelici e da un'eletta schiera di dieci Santi che la devozione degli antichi Afforesi aveva onorato con cappelle votive disseminate fra i campi e le boscaglie del nostro territorio, ivi compresa la figura del giovane martire Mamete.

Dato che la Natività luinesca è senz'ombra di dubbio di alcuni secoli posteriore rispetto agli altri affreschi, si può congetturare che sotto di essa si nasconda ancora, magari con lo stesso tema, chiaramente collegato a quello della Visitazione, una Natività di epoca medievale: lo si potrebbe scoprire avviando nuove procedure di restauro, salvaguardando ovviamente l'esistente.

I rifacimenti interni, datati 1706, rivelano la continuità storica dell'uso della cappella, che trova peraltro più recente conferma nei lavori, sia pur parziali, di restauro del 1938 (durante questo restauro sono stati rinvenuti l'affresco bizantineggiante della "Visitazione" e quello pił tardo, di scuola luinesca, del 1400 della "Nativitą") e del 1985 e nell'interesse e volontà di mantenerla viva ancora oggi.

Barbara Gulizia e Rosa Balestrini














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